HOME PAGE

 

 

PHOTOGALLERY

INDICE

La Terra del Duca

Dai Montefeltro ai Della Rovere

Urbino e il suo ducato

Terra di città capitali

Palazzi ducali

Città ideali

Le piccole corti

Le rocche

La Terra del Duca nel Mondo

Itinerari del sacro:
Arte e Spiritualità

Sant'Ubaldo, un santo amato dai duchi

I luoghi della devozione mariana

I luoghi della santità femminile

Pievi e monasteri oasi di silenzio

Gli oratori, scrigni di opere d'arte

La via della maiolica dai riflessi oro e rubino

Dai monti al mare attraverso dolci colline

Terra di antichi sapori

Alla tavola dei duchi d'Urbino

Terra e mare: cucina, sapori e prodotti

Eventi


 
pesaro

LA PESARO DELLA MUSICA
DI ALBERTO ZEDDA
L’edizione critica del Barbiere di Siviglia da me curata - la prima di un’opera lirica del grande repertorio italiano - voleva essere l’omaggio di Casa Ricordi a Rossini nella ricorrenza del primo centenario della nascita, nel 1968. Per l’occasione Pesaro aveva organizzato un convegno di studio al quale Ricordi aveva fatto in modo che fossi invitato per parlare di quell’edizione, di prossima pubblicazione. In giorni densi di interventi, non un’analisi musicale seria, non una parola sulla produzione drammatica, non un interrogativo sul perché un catalogo di tale rivelanza fosse finito in oblio... Con l’irritante aggressivitá del sessantottino impaziente e la franchezza imprudente di chi é estraneo alla confraternita dei clerici ho contestato tutto e tutti, in un raggelato silenzio rotto solo dall’applauso solidale del direttore del conservatorio, Marcello Abbado, che presiedeva il convegno. Invece della lupara vendicatrice, Pesaro mi riservó stima e affetto. Il presidente della Fondazione Rossini, Wolframo Pierangeli, venne a Milano per assistere alle mie conferenze di presentazione dell’edizione critica e alle memorabili recite del Barbiere dirette da Claudio Abbado, col proposito di verificare se l’operazione editoriale tanto reclamizzata aprisse davvero un discorso nuovo per Rossini. In un incontro decisivo per il mio futuro mi incaricó di creare le premesse per la pubblicazione in edizione critica dell’intera opera rossiniana, selezionando eventuali collaboratori e avviando la trasformazione della Fondazione in vista di un progetto destinato a cambiare radicalmente l’immagine di Rossini. Da allora sino al 1980 le mie vacanze si identificarono con dodici ore di lavoro giornaliero nelle stanze della Fondazione Rossini per esplorare e trascrivere manoscritti in compagnia degli altri componenti il comitato editoriale: Philip Gossett e Bruno Cagli. In quell’anno, da Milano segnalarono che a Pesaro stava emergendo un giovane assessore alla cultura ricco di idee innovative e dotato della capacitá manageriale e dell’ambizione necessarie per tradurle in realtá concreta: Gian Franco Mariotti. Ci incontrammo e subito decidemmo di unire esperienze e passione per vivere insieme il tormentone del Rossini Opera Festival, impostato da Mariotti con lucida e superba consapevolezza in modo da diventare evento di prima grandezza. Nessuno dei due osava pensare, tuttavia, che nel breve volgere di anni Pesaro sarebbe diventata l’indiscusso centro di una rinascita rossiniana che ha moltiplicato la circolazione delle sue opere, riproposte in un codice espressivo capace di disvelarne i significati. Prima ancora di propormi di affiancarlo nelle scelte artistiche del Festival, Mariotti mi aveva obbligato a comprare una casa nell’entroterra pesarese: sapeva che se insieme alle partiture inedite di Rossini avessi scoperto l’anima di questa cittá non me ne sarei piú allontanato. Oltre alla dolcezza dei suoi paesaggi a misura d’uomo, mi sono innamorato della sua gente e dei suoi cibi: semplici, basati su materie prime genuine trattate con la sapienza e il rispetto mutuati dalla civiltá contadina, lontani dalla genericitá supponente della nouvelle cuisine, prossimi alla natura limpida e sobria del comporre rossiniano. Limpida e sobria come la sua gente, cordiale e ospitale, ma senza smancerie; seria e professionale, ma senza orpelli; consapevole e interessata, ma senza furbizie; moderna e informata, ma senza fanatismi, ironica e disincantata, ma senza cinismo. Creando mercati di alta qualitá, ha riempito il mondo di cucine: una categoria nobiliare meno blasonata di altre. Ma le sue cucine sono tanto belle ed efficienti da cambiare le abitudini di larghi strati sociali: oggi è elegante e ricercato pranzare in cucina ed è piacevole sostarvi a lungo anche dopo, disertando il salotto. Ancora una coincidenza con lo stile del suo Rossini: apparentemente facile e dismesso, in realtà aristocratico e ricco di contenuti vertiginosi e accattivanti.

INFORMAZIONI www.turismo.pesarourbino.it Uff. Comunale Informazioni Turistiche: turismo@comune.pesaro.ps.it Uff. IAT: iat.pesaro@regione.marche.it



 "La terra del Duca, Dai Montefeltro ai Della Rovere" -  di Marinella Bonvini Mazzanti e Giambaldo Belardi 
Collaborazione Maria Vittoria Ambrogi 

Volume realizzato nell'ambito del progetto culturale "La Terra del Duca" promosso dai Comuni di Gubbio, Pesaro, Senigallia ed Urbino.