urbino
PERCHÉ URBINO
DI ANDREA DE CARLO
Quando dico a qualcuno che vivo vicino a Urbino, spesso mi sento rispondere “Ah, che bella, l’Umbria!”. Appena spiego che Urbino è in realtà nelle Marche, il mio interlocutore mormora “Ma certo”, con un sorriso imbarazzato, lo sguardo che insegue confusi percorsimentali lungo la geografia dell’Italiacentrale. È anche per questo che Urbino è speciale: per la sua natura lievemente misteriosa, refrattaria ai luoghi comuni. Come quasi tutti i posti che meritano davvero di essere visti, non è particolarmente facile da raggiungere. Qualunque sia il punto di partenza, bisogna fare molti chilometri di autostrada, valicare tratti di Appennino, risalire strade a curve fino agli alti colli del Montefeltrosu cui la città è arrampicata. Ma, una volta lì, solo i più insensibili potrebbero non restare colpiti dal modo in cui gli antichi edifici in pietra e mattoni salgono e scendono per le pendenze, collegati uno all’altro in uno sviluppo di straordinaria, organica eleganza. Che la si guardi dall’alto della fortezza Albornoz, o dal basso della piazza Mercatale, Urbino è un gioiello raro, miracolosamente preservato nel tempo. Ma non è un fossile, né un museo, come altre belle e antiche cittadine dell’Italia centrale. Le sue strade non sono mai vuote, addormentate in attesa della visita di qualche turista a cui offrire una sfilata di antiquari, ristoranti e rivendite di souvenir. Urbino è un luogo vivo, animato giorno e notte dai suoi abitanti e dalle migliaia di giovani che studiano all’Università o all’Istituto d’Arte o in qualcuna delle sue altre numerose scuole. Un visitatore può indugiare a lungo nell’ombra e nella luce dense di storia di vicoli e piazze, perdersi nelle sale della Galleria Nazionale con i suoi Raffaello e Paolo Uccello e Piero della Francesca o per le scale della casa dove Raffaello Sanzio è nato, affacciata sulla via ripida che ha preso il suo nome. Però troverà anche diverse librerie ben fornite, edicole con i giornali di tutta Europa, un teatro, due cinema, farmacie, uno dei primi negozi di cibi naturali aperti in Italia: insomma, quello che fa la differenza, sottile ma sostanziale, tra un grosso paese e una città. Io sto fuori, sulle colline, tra irti campi di grano e foraggio e boschi di querce e carpini popolati da istrici e caprioli e uccelli di tutti i tipi. Ogni volta che vado a Urbino, lungo le “strade bianche” sterrate che sono parte integrante del paesaggio e che spero nessuno voglia mai cancellare con l’asfalto, ho la sensazione di arrivare alla forma più lieve, concentrata e affascinante che una città potrebbe assumere. Se solo riuscisse a essere un poco più consapevole della sua unicità, un poco più esigente nelle sue scelte, un poco più inventiva ed energica, l’antica Urbs Bina potrebbe davvero avvicinarsi alla Città Ideale rappresentata in un quadro custodito nel Palazzo Ducale, casa del grande Federico da Montefeltro.