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SAN
LEO
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Nel
cuore del Montefeltro, su un ripiano roccioso, sorge San Leo
che domina
la valle del Marecchia.
Luogo eccezionalmente ben difeso dalla
natura
stessa, ha un' affascinante storia militare e religiosa, in cui
tanti episodi di dure battaglie si mescolano ad eventi mistici
di grande
portata.
Abitata
dagli Umbro-Sabelli, dai Galli e dai Romani, San Leo è la
culla
della diffusione del Cristianesimo in tutta la zona. È la
prima Terra
data in vicariato dall'Imperatore alla famiglia dei
Montefeltro che
prende il nome proprio da questo feudo e che avrà sempre nel
suo stemma
l'aquila imperiale. Come tutte le roc che e come tutte le
chiese
anche quelle di San Leo sono veri e propri libri di storia che
parlano
di continue conquiste e di culti nuovi che si sovrappongono a quelli
antichi. Basta scorrere per sommi capi le vicende politiche di
questa
Terra per rendersi conto della importanza attribuita al suo
possesso
dagli infiniti poteri che si sono succeduti attraverso i secoli.
Prima "capitale" dei
Montefeltro, col mitico
Montefeltrano I (1135-1202),
che estende il suo dominio al comitato di Urbino, Pesaro e
Rimini, perde il suo ruolo quando, nel 1226, Federico II di
Svevia dona
Urbino (dove i conti si trasferiscono nel 1234) a Buonconte e
Taddeo
da Montefeltro. San Leo, dopo un brevissimo periodo repubblicano,
passa ai conti Guido e Nerio di Petrella (o della Faggiola),
torna ai Montefeltro con il conte Nolfo che deve cederla alla
Chiesa; ne sono poi signori i Malatesti ai quali viene tolta
da Federico
da Montefeltro nel 1441. Proprio durante il periodo di governo
del grande Federico, Francesco di Giorgio Martini amplia la splendida
Rocca che sembra fondersi con la roccia sulla quale sorge.
Citata
da Machiavelli ne L'arte della guerra, è definita da Pietro Bembo:
"Il più bello e grande arnese di guerra della
regione".Conquistata
per due volte da Cesare Borgia, per due volte ne viene cacciato;
torna ai Della Rovere, ma viene conquistata, insieme a tutto
il Ducato, da Lorenzino dei Medici per tornare poi sotto il
dominio
dei Della Rovere. Storie di guerra, di vittorie e di sconfitte:
ne restano a testimonianza il Palazzo mediceo, il Palazzo roveresco
che servono ad ospitare i signori in visita, ma son o anche
segno
del loro potere. La Rocca, trasformata in carcere dal governo
pontificio,
ospita nel 1844 Felice Orsini, l'attentatore di Napoleone III,
molti liberali romagnoli, ma il più celebre dei detenuti è certamente
il mitico Cagliostro che vi muore nel 1795.
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