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Il
territorio del Ducato è frazionato in tante piccole signorie,
rette
dalla nobiltà vecchia e dalla nobiltà nuova o dalle duchesse
di Urbino
alle quali sono spesso affidate: sempre quando restano vedove,
ma spesso mentre ancora sono viventi i mariti.
È
il caso di Gradara, celebre per il suo castello legato a Paolo
e a Francesca
ed agli immortali versi di Dante, ma anche di Castelleone,
Montebello,
Corinaldo e tante altre che le donne di casa Della Rovere
governano con saggezza, dimorandovi per lunghi
periodi.
A metà del Cinquecento le piccole corti del territorio sono
una cinquantina e, ad esse, vanno aggiunte quelle vescovili
delle sette città sedi di diocesi (Gubbio, Pennabilli, Fossombrone,
Cagli, Urbania, Senigallia, Pesaro) e
quella
dell'archidiocesi di Urbino. Molti centri sono posseduti da
famiglie della nobiltà antica del Ducato: a Piandimeleto i
conti Oliva fanno decorare la loro cappella funebre da Giovanni
Santi, padre di Raffaello, a Piobbico i Brancaleoni ampliano
il loro castello, ad Apecchio la rocca degli Ubaldini parla
ancora oggi del potere dell'antica famiglia che condivide
le sorti dei Montefeltro.
Altrettante
Signorie vengono date alla nobiltà "nuova":quella
creata o esaltata dai duchi che infeudano parti
importanti della loro terra a famiglie fedeli.
I
Fregoso, giunti dalla Liguria terra d'origine dei Della Rovere,
hanno in feudo Sant'Agata Feltria e Agostino Fregoso
sposa Gentile, figlia illegittima e amata di Federico
da Montefeltro che le dona la rocca, ristrutturata
da Francesco di Giorgio Martini, sede per due secoli
di una piccola corte rinascimentale; i Doria reggono a lungo
il
feudo di Sassocorvaro. I conti Giraldi, imparentati con i
Della Rovere, hanno Mondolfo; Frontone, con la
bella rocca ristrutturata da Francesco di Giorgio
Martini, è concessa nel 1530 ai modenesi Della Porta.
Questa miriade di piccole Signorie copre il territorio, portando
ovunque l'aria nuova del Rinascimento ed una incalcolabile quantità
di beni culturali. La ricchezza di tanti signori è determinata
anche dal possedere piccole compagnie di ventura che
vanno ad ingrossare le file del più vasto esercito urbinate.
Ai nobili cavalieri si aggiungono, poi, i fanti
che provengono da larghi strati della popolazione.
Inoltre, il complesso apparato di una grande compagnia
di
ventura dà vita ad una multiforme attività artigianale
specializzata: si pensi solo alle armature ed
alle stesse armi, mentre anche le colture delle
campagne vengono
modificate per rispondere alle necessità delle
corti e dell'esercito.
Terra di città capitali
e terra di città ideali, terra di piccole Signorie nelle
quali si respira, dunque, come in tutti gli altri centri
del Ducato, la stessa matrice culturale, espressa
dalla evidente unitarietà artistica ed architettonica
dei suoi beni culturali.
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