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La
lunga vicenda dei Montefeltro e dei Della Rovere, Vicari della
Chiesa in temporalibus,caratterizza, per più di due secoli
e mezzo, la storia dello Stato d'Urbino. Dal riconoscimento
pontificio della presa di possesso del territorio da parte
del conte Antonio da Montefeltro (1375) alla devoluzione del
Ducato allo Stato pontificio, in seguito alla morte dell'
ultimo roveresco Francesco Maria II (1631), trascorrono duecentocinquantasei
anni: centotrentatré di signoria feltresca (1375-1508) con
cinque signori (Antonio, Guidantonio, Oddantonio, Federico
e Guidubaldo I) e centoventitré di signoria roveresca (1508-1631)
con tre duchi (Francesco Maria I, Guidubaldo II e Francesco
Maria II). Tutti Vicari di Santa Romana Chiesa, tutti Capitani
di ventura: il territorio del Ducato appartiene allo Stato
pontificio ed i signori di Urbino sono del egati
a governarlo e a difenderlo. La Rocca dell' Albornoz e l'antico
Palazzo dei Montefeltro, siti sulla sommità di due colli,
visualizzano i rapporti
di forza esistenti tra potere papale e potere signorile.
Il
massiccio fortilizio, costruito alla metà del XIV secolo, è
simbolo che non consente ai signori d' Urbino alcuna dimenticanza
sullo stato giuridico del territorio.
La
risposta, altrettanto visibile, è la residenza del conte Antonio
(oggi sede centrale dell'Università): sulla sommità dell'altro
colle, manifestazione di un potere che "giustifica se
stesso", poiché conquistato con le armi e, con le armi,
disposto alla sua difesa da ogni ingerenza. 1375-1631: periodo
in cui storia locale e storia generale respirano assieme,
chiedendo il rafforzamento dei piccoli Stati (destinati altrimenti
a scomparire) con conquiste territoriali sempre più importanti,
protette da alleanze interna zionali.
Così La Terra è proiettata nella politica europea, mentre
le coalizioni tracciano anche le strade degli influssi culturali
che vi arrivano: dapprima,
con
i Montefeltro, Milano e Firenze e poi, con i Della Rovere, Venezia,
Roma e, da ultimo, la Spagna.
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