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È sufficiente osservare la
provenienza degli artisti, che operano a corte nei diversi secoli,
per rendersi conto che queste alleanze non sono solo
politico-militari,
ma anche culturali. 
Non è un caso che il primo "segno"
dell'età nuova arrivi in Urbino dopo la prima guerra di Toscana,
con la bella lunetta di
Luca Della Robbia,
eseguita nel 1451 e posta sopra il portale della chiesa di San
Domenico. Né desta meraviglia che, nel periodo di influenza
spagnola (XVI e parte
del XVII secolo), la moda delle fontane monumentali usate come
arredo urbano giunga prima nel Ducato di Urbino che in altre parti
d'Italia: ne sono prova quelle di Pesaro, di Senigalli a e di
Novafeltria (l'antica Mercatino Marecchia).
Quando
regnano papi amici delle casate feltresca e roveresca, La Terra vive
momenti di inusitato splendore. I due pontefici Della Rovere, Sisto
IV (1471-1482) e Giulio II (1503-1513), ne fanno il centro da cui
passare per ottenere i loro favori. I re d'Inghilterra, di Francia e
di Spagna, gli imperatori asburgici accolgono al meglio
gli
ambasciatori del Ducato e conferiscono ai signori di Urbino le più
alte onorificenze per la loro abile opera di mediazione con la corte
pontificia. Ed è proprio Giulio II nel 1507 a concedere al Collegio
dei Dottori urbinate più ampie prerogative, dando vita, di fatto,
al primo nucleo dell'Università.
I
signori di Urbino, "ricchi del loro" per le remunerate
condotte militari, possono essere "avari con l'altrui",
ossia imporre poche tasse, mentre l'esercito e le tante costruzioni
offrono opportunità di
lavoro a tutti i cittadini.
Imprenditori
nel loro Stato, i duchi partecipano alle iniziative dei "loro
popoli", potenziando le "arti minori", come quella
della ceramica ad Urbino, Gubbio, Casteldurante e Pesaro.
Nelle loro
"fattorie" si allevano razze selezionate di cavalli e di
bovini, mentre celebri sono i falconi, richiesti da tutt' Europa per
la caccia.
Il
"mestiere" della guerra consente un governo anche
"femminile" dello Stato.
Sono
le mogli dei duchi a reggerlo con pieni poteri durante le lunghe
assenze dei mariti. Si tratta di donne che provengono dalle maggiori
casate italiane: Colonna, Sforza, Gonzaga, Este.
Energiche, colte, sono preparate a gestire la politica interna
ed
estera, a fare leggi, a nominare i magistrati, a ricevere
ambasciatori, a mantenere vivo e vivace il clima culturale.
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