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I
duchi favoriscono l'immagine del policentrismo del loro Stato,
dando vita ad una forma di federalismo ante-litteram.
In ciascuna
delle città "capitali" continua ad esistere o viene
fatto costruire un Palazzo ducale che ha, nelle sue sale,
i ritratti dei signori urbinati.

Così,
a Gubbio, Francesco di Giorgio Martini realizza, tra
il 1476 ed il 1480, la bella residenza, atta ad ospitare i
lunghi soggiorni della corte. Il Palazzo è composto da due
corpi di fabbrica principali: uno rivolto verso la valle e
l'altro verso il monte, raccordati dal bellissimo cortile
rettangolare,
vivace nella dicromia della pietra serena che si profila sul
rosso mattone.
Il lavoro minuzioso ed artistico dei capitelli,
delle finiture delle finestre, degli splendidi camini, delle
chiudende delle finestre internamente decorate, parla di una
"casa" amata dai signori urbinati, testimone
di gioie profonde come la nascita di Guidubaldo, l'ultimo
dei Montefeltro, edi grandi eventi luttuosi come la morte
di Battista Sforza. Ma il Palazzo, donato a Federico dagli
eugubini racconta anche di un singolare rapporto tra il più
grande dei duchi di Urbino e la città che gli ha dato i natali.
A Pesaro, Girolamo e Bartolomeo Genga
restaurano e ristrutturano, dopo un rovinoso incendio, lo
sforzesco Palazzo ducale. È il duca Guidubaldo II ad ordinare
questi lavori al Palazzo, sito nel cuore della città, residenza
invernale della corte che, in estate, preferisce soggiornare
nella Villa-fortezza Imperiale.
L'imponenza
del grandioso portale d'ingresso, dagli stipiti a nodi, rivela
subito che quello è il Palazzo del potere: il più grande della
città, il più ricco, il più visibile sul lato nobile della
grande piazza.
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