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A
Senigallia, intorno alla metà del XVI secolo, Girolamo e Bartolomeo
Genga progettano per Guidubaldo II il bel Palazzo ducale,
con lo splendido soffitto a cassettoni, dipinto da Taddeo
Zuccari. Posto davanti alla Rocca, simbolo delle radici del
potere roveresco, è certamente costruito per brevi soggiorni
della corte e per accogliere gli ospiti illustri di passaggio
nella città. Il Palazzo non ha cortile: il suo cortile è la
piazza enorme su cui si affaccia e nella quale si effettuano
"le mostre" dell'esercito roveresco agli eventuali
committenti, nella città completamente rifatta dagli architetti
del duca.
A
Casteldurante, gli interventi dei duchi trasformano l'antica
residenza dei Brancaleoni in un eccezionale Palazzo che si
deve a Francesco di Giorgio Martini e, successivamente, a
Gerolamo Genga, architetto del duca Francesco Maria II che
vi sposa, in seconde nozze, Livia Della Rovere. La coppia
ducale vi si stabilisce quasi continuativamente e a Casteldurante
fa anche costruire lo splendido Barco. Dell'età roveresca
restano molti cimeli nel Palazzo, oggi sede della Biblioteca
e della Pinacoteca; tra tutti:
i bellissimi Globi terrestri del Mercatore (1541-1551).
A
Fossombrone il Palazzo ducale, residenza abituale di
Guidubaldo I, che vi muore nel 1508, reca segni evidenti
dell'intervento di Francesco di Giorgio Martini.
Ne
mostra pure la residenza ducale di Mercatello sul Metauro,
con l'impianto a corte aperta, con le grandi fasciature in
arenaria e con le ampie finestre, intelaiate con pietra lavorata.
I Palazzi ducali sono la visualizzazione permanente del potere
dei duchi, ma anche il riconoscimento degli importanti ruoli
cittadini, sanciti dai singoli Statuti, tanto che si respira
nello Stato un clima davvero singolare di tutela delle autonomie
locali, ammirato dai contem poraei,
e del quale il duca stesso è garante. Il programma di visite
periodiche a tutte le località del Ducato è puntigliosamente
rispettato dai Montefeltro e dai Della Rovere che, in prima
persona, controllano l'efficienza delle magistrature
preposte al governo cittadino. Dunque, terra di città
capitali, dotate di propri Statuti e di propri Catasti, ma
soprattutto di una propria funzione all'interno dello Stato
più vasto. Così Gubbio è delegata al compito di capitale militare:
dalla città provengono milizie scelte, ben addestrate,
le "migliori" del Ducato, secondoi contemporanei;
Pesaro ha il ruolo di capitale politica: la guerra viene portata
lontano dallo Stato e la costa adriatica è più accessibile
e comoda. Senigallia è protagonista
economica per la sua fiera franca, potenziata con saggi provvedimenti
e con lavori continui al suo porto. Urbino resta
la capitale culturale e giudiziaria del Ducato, anche grazie
alla sua Università, celebre per la Facoltà di giurisprudenza,
i cui laureati sono richiesti dalle Magistrature
di tutt'Italia.
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