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Fare
la guerra significa, inoltre, costruire strade e, talvolta,
ponti; apprestare macchine per l'offesa e la difesa,
mentre l'incarico della Prefettura romana che, quasi continuativamente,
i Della Rovere hanno, comporta il controllo e la messa a punto
delle strutture militari di Roma. È possibile
trovare tracce importanti di quella che diventa "la
scuola di architettura" dei duchi di Urbino in tante
parti d'Italia, d'Europa e d'America.
Gli architetti
di Federico rifanno, ad esempio, le mura di Lucca; Luciano
Laurana è prestato a Napoli; gli architetti di Guidubaldo
II sono impegnati a lungo a Verona; Bartolomeo Genga fortifica
Malta e, ancora, Filippo Terzi, prestato alla Spagna, crea
per il Portogallo moduli architettonici che sono
esportati nell'America latina. La Terra del Duca potrebbe,
insomma, gemellarsi con mezzo mondo. La guerra, nei secoli
presi in esame e per il territorio urbinate, è anche veicolo
importante, insostituibile e vasto di cultura.
I Signori
di Urbino conoscono le maggiori corti italiane e straniere
che li accolgono al meglio del loro splendore; possiedono
palazzi donati loro dagli Stati committenti a Milano, Venezia,
Firenze, Roma e Napoli; vivono in prima persona l'esperienza
culturale italiana e, poi, francese e spagnola. Nei secoli
del loro governo non esistono altre possibilità
per la nobiltà minore e per tanti sudditi di girare l'Italia,
di vedere, di imparare e riportare nella loro patria l'eco
della cultura rinascimentale.
La
guerra, dunque, struttura tanta parte dell'architettura militare
dei centri abitati dello Stato, mentre la cultura importa
e riesporta, rielaborate, immagini e modelli di costruzioni,
non solo militari, ma anche civili e religiose. Gli architetti
del duca del
momento
progettano e realizzano, infatti, opere di straordinaria
bellezza.
Luciano
Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Baccio Pontelli, Gerolamo
e Bartolomeo Genga, Filippo Terzi, Muzio Oddi e tanti altri
possono dispiegare al meglio le loro capacità in una serie
di costruzioni, destinate a rispondere ad esigenze diverse,
sicché di ciascuno è possibile trovare sul territorio una
mostra antologica a cielo aperto. Così, ad esempio, Luciano
Laurana (che muore nel 1479) progetta il Palazzo ducale di
Urbino, ma anche la Rocca Costanza di Pesaro e la Parte residenziale
di quella senigalliese; a Baccio Pontelli si devono la struttura
difensiva della Rocca roveresca senigalliese,
il Convento di Santa Maria delle Grazie a Senigallia,
la Chiesa di
Santa Maria Novella ad Orciano di Pesaro; a Francesco
di Giorgio Martini (che muore nel 1501) e al quale Federico
da Montefeltro "aveva commiso cento e trentasei edifici
nei quali continuamente si lavorava", le
Rocche di San Leo, Sant' Agata Feltria, Sassocorvaro,
Cagli, Mondavio (e tante altre), ma anche parti del Palazzo
ducale di Urbino, di quelli di Gubbio, di Urbania e di Mercatello,
il Convento urbinate di Santa Chiara e, probabilmente, il
Mausoleo dei Montefeltro con l'annesso convento di San Bernardino
ad Urbino; a Girolamo e Bartolomeo Genga l'Imperale
di Pesaro, il Palazzo ducale di Senigallia e la Corte
di Casteldurante.
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