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Gli ambienti
sono abilmente disposti secondo la luce: così, quella da Nord
rende
meno imponenti le strutture della Sala del trono e quella da
Mezzogiorno esalta
la bellezza del Camino degli angeli, in cui le giocose figure
in oro, azzurro (colori araldici dei Montefeltro) e bianco di
Cosimo Rosselli, sembrano quasi prendere vita.
Il
cuore del Palazzo è lo Studiolo a tarsíe lignee del duca
Federico, realizzato probabilmente da Baccio Pontelli, su
disegni di Sandro Botticelli (le virtù teologali) e, forse,
di Francesco di Giorgio Martini.
Le
immagini prospettiche di una realtà virtuale tramandano tanta
parte della cultura umanistica, con il senso nuovo della vita
bella, ma destinata a finire troppo presto.
Lo
strumento musicale con una corda rotta, poggiato su una
mensola che esiste solo per il gioco della prospettiva,
ricorda come anche le cose più belle abbiano
questa sorte.
Visitandolo, ci si trova in un ambiente "vissuto",
con i libri che sembrano appena sfogliati, con gli sportelli
dell'arredamento che paiono illusoriamente lasciati aperti a
testimoniare la presenza costante del duca, invece troppo
spesso lontano, ed anche a rivelare i suoi interessi
letterari, musicali, scientifici. In quel luogo continuano a
parlare, con un linguaggio universale ed immortale, i ventotto
uomini illustri che Federico vuole in immagine, quasi per
stabilire con loro un dialogo ideale. E, ancora, i due
Tempietti del Palazzo, l'uno dedicato alle Muse e l'altro a
Dio (Cappellina del Perdono), dicono di un tempo nel quale
l'arte avvicina a Dio in una continua tensione ideale tra
umano e divino.
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